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TEORIE DELL’ASSENZA

 

È difficile scrivere di qualcosa che non c’è. Qualcosa che, ogni volta che se ne parla, se ne scrive o anche solamente ci si pensa, scompare. Qui voglio tentare l’impresa. Impossibile, e per questo accettabile.

 

Primo passo

Chi abita in noi? E chi dipinge e chi scrive? Io, risponde il cretino. Qualcosa, risponde lo scettico. Altro, replica il mistico. Io dico “tutte le volte che non sono solamente io”.

 

Secondo passo

Se mai l’arte un giorno dovesse avere fine, e non l’avrà, sarà la libertà messa su tela o su carta o a teatro una volta per tutte. E da qui e lì c’è la stessa distanza che ci separa dall’uomo delle caverne.

 

Terzo passo

Studiamo per sapere ciò che già sappiamo. Solamente pochi si interrogano su che cosa dovremmo sapere ancora.

 

Quarto passo

Essere abitati, essere visitati. Né i Santi né i Poeti hanno fatto da sé. Pensiamo ai grandi poemi: il poeta si rivolge alla Musa per chiedere la sua intercessione. E cioè di essere Abitato, di essere Visitato dalla divinità. Ma poi, con la Storia, l’invocazione alla Musa è diventata un artificio retorico, una forma, un vestito. E la Musa, offesa, si è dileguata. Non la divinità.

 

Quinto passo

Tutto ciò che dipingo io, o scrivo io, è solamente mio. Ma se, nel mio essere io al pennello o alla penna, io sono visitato, la pittura e la scrittura sono più di me e oltre me.

 

Sesto passo

Tutto ciò che viene è incontrollato. Lo studio, la sapienza e la tecnica sono uno scudo per la luce. Essi sono il filtro e l’amalgama, il controllo e la possibilità della sedimentazione. Nessuno capace di tecnica e di studio e di sapienza è degno della luce per essere ciò che ritiene di essere.

 

Settimo passo

Ogni difesa dalla luce è una barriera necessaria affinché la luce non torni all’indistinto. Senza io e senza materia non c’è arte. E non c’è arte di sola materia e solo io.

 

Ottavo passo

Non c’è arte senza perdita di sé. Tutta l’arte di sé è ripetizione o copia, poiché ogni essere che si dispone all’arte ha ascoltato la voce di chi lo ha preceduto.

 

Nono passo

Essere vuoti.

 

Decimo passo

Accettare l’orrore del vuoto.

 

Undicesimo passo

Tutto ciò che arriva è buono e santo. Ma non tutto ci riguarda, e nessuno può portare sulle proprie spalle tutto il peso della luce.

 

Dodicesimo passo

Bisogna essere l’albero che brucia per il fulmine. Non il fulmine, l’albero.

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